{
Advertising
}
6 min di lettura
Safari e iOS 27 bloccano l'identity resolution: cosa cambia per chi vende online
Con iOS 27 Safari blocca l'identity resolution degli adtech: cosa cambia per misurazione e pubblicità di un e-commerce e 5 azioni sui dati di prima parte.
Scritto da

Con le versioni 27 di iOS, iPadOS, macOS e visionOS, Safari blocca le connessioni verso le infrastrutture di identity resolution: i sistemi con cui l'industria pubblicitaria riconosce la stessa persona su siti e dispositivi diversi, partendo spesso dall'indirizzo email. Apple lo ha spiegato in una nota sul blog ufficiale di WebKit, ripresa da Engage. Il blocco avviene a livello di dominio, quindi non si aggira cambiando il formato delle richieste.
Nella stessa nota c'è una frase che chi gestisce un e-commerce dovrebbe tenere a mente: «First party personalization is not tracking». La personalizzazione basata sui dati raccolti direttamente dal sito non è ciò che Apple vuole impedire. Il bersaglio sono i soggetti terzi che collegano le persone tra contesti diversi.
Cosa ha deciso Apple, in breve
Secondo la ricostruzione di Engage, il caso è emerso a fine settembre su AdExchanger. Tra le società coinvolte, secondo la stampa internazionale, ci sono The Trade Desk, ID5, LiveRamp, Permutive e Audigent. Nel caso di The Trade Desk il blocco aveva colpito anche un dominio usato per erogare le campagne; Apple l'ha corretto nella beta di iOS 27.2, lasciando però le altre restrizioni.
Il meccanismo descritto da Apple è semplice. Quando una persona fa login o si iscrive a una newsletter, uno script di terze parti può inviare l'email ai propri server. Lì nasce un identificatore permanente, legato a quell'indirizzo, che serve a riconoscere la persona altrove. Per Apple, chi lascia l'email per ricevere una newsletter non si aspetta che quel dato finisca a un'altra società per costruire un profilo.
È l'ultimo passo di una strategia lunga. Nel 2017 è arrivata Intelligent Tracking Prevention, nel 2021 App Tracking Transparency: una misura che, secondo le stime diffuse allora da Meta, avrebbe pesato circa 10 miliardi di dollari sui suoi ricavi pubblicitari del 2022.
Cosa cambia per chi vende online
I primi numeri riguardano gli editori. Secondo un'analisi di Aditude riportata da Digiday e ripresa da Engage, Safari su iPhone e iPad genera l'11,7% delle impression pubblicitarie dei suoi clienti e l'11,4% dei ricavi. Tra gli utenti già aggiornati, gli eCPM sono scesi del 10,5%. Al momento della rilevazione, però, aveva aggiornato solo l'8% degli utenti: l'impatto complessivo stimato è intorno all'1%.
Per un e-commerce il punto non è l'eCPM, ma tre effetti a catena.
Pubblico meno riconoscibile. Le audience costruite da soggetti terzi su utenti Safari diventano più piccole e meno precise. Il retargeting e le esclusioni basate su questi sistemi perdono copertura.
Attribuzione più fragile. Se uno strumento di misurazione si appoggia a un identificatore esterno, su Safari aggiornato può vedere meno conversioni. Il rischio è spegnere una campagna che funziona, solo perché non la si vede.
Un effetto che cresce nel tempo. Oggi pesa poco perché pochi hanno aggiornato. Con la diffusione di iOS 27 la quota di traffico interessata salirà.
In NextWave la leggiamo così: chi ha costruito la propria crescita su una relazione diretta con i clienti perde poco. Chi dipende da dati presi in prestito da altri perde di più, e lo scoprirà a ridosso dei mesi più importanti dell'anno.
Cinque azioni per un e-commerce
1. Mappare gli script di terze parti sul sito
Il primo passo è sapere cosa gira sul proprio sito. Su uno store Shopify si accumulano app, pixel e tag: ognuno può caricare script esterni. Facciamo un inventario di cosa viene caricato nel checkout, nei moduli di iscrizione e nel login, e di quali servizi ricevono l'indirizzo email. Quello che non serve si toglie. Quello che serve si documenta.
2. Portare i segnali di conversione lato server
Gli acquisti avvengono su Shopify: è lì che sta il dato vero. Per Meta Ads usiamo la Conversions API accanto al Pixel; per Google Ads le conversioni avanzate e l'integrazione con Merchant Center. I segnali inviati dal server non dipendono da quali domini il browser lascia caricare. Va sempre fatto rispettando il consenso raccolto sul sito, e con un controllo periodico sulla qualità dei dati.
3. Misurare Safari a parte in GA4
In GA4 creiamo un confronto per browser e sistema operativo, con Safari su iOS separato dal resto. Poi mettiamo a confronto conversioni registrate dalle piattaforme, conversioni in GA4 e ordini reali in Shopify. Se il divario cresce su Safari dopo gli aggiornamenti, sappiamo dove guardare. Senza questo controllo, una perdita di misurazione sembra un calo di vendite.
4. Costruire dati di prima parte con un motivo chiaro
Apple lo dice in modo esplicito: personalizzare con i propri dati è legittimo. Per questo lavoriamo su iscrizione alla newsletter, account cliente e storico ordini, con un vantaggio concreto per chi lascia i propri dati: accesso anticipato, guida taglie, avviso di ritorno disponibilità. Poi li usiamo bene, con email, SMS e WhatsApp tramite Shopify Messaging e Shopify Flow, o Klaviyo per i clienti che lo usano. Un cliente che torna da una tua email non ha bisogno di essere riconosciuto da un terzo.
5. Consenso e trasparenza come parte del processo
Ogni dato che lasci passare a un fornitore esterno va spiegato nell'informativa e coperto dal consenso. È la stessa logica delle regole sui pixel nelle email di cui abbiamo scritto nella nostra guida sui tracking pixel e il consenso. Un sistema pulito oggi costa meno di un sistema da rifare quando cambia la prossima regola, di Apple o di un'autorità.
Come lo affrontiamo in NextWave
Partiamo dalla fase di Discovery: inventario degli script, verifica di Pixel, Conversions API e GA4, confronto con gli ordini Shopify. Nella fase di Design decidiamo quali dati raccogliere, con quale promessa al cliente e quale consenso. Nel Build configuriamo integrazioni lato server, flussi di Shopify Flow e segmenti per email, SMS e WhatsApp. Al Launch impostiamo i report in GA4 che separano Safari dal resto, così ogni aggiornamento di iOS si legge nei numeri e non nelle sensazioni.
Lo stesso approccio lo applichiamo al nostro laboratorio, lo shop Follie by Alice, dove testiamo le strategie prima di proporle ai clienti.
Parliamone
Il blocco di Apple non è una catastrofe, ma un promemoria: la misurazione di un e-commerce regge solo se poggia su dati propri e su segnali che controlli tu. Se non sai quanto del tuo traffico arriva da Safari, o se le conversioni di Meta e Google non tornano con gli ordini Shopify, è il momento di verificarlo, prima di Black Friday e Natale.
Prenota una call con NextWave: partiamo da un controllo della tua misurazione e ti diciamo cosa sistemare per primo.
Fonti
Blocking Identity Resolution Infrastructure — WebKit Blog, 19 ottobre 2026
Safari, Apple ha spiegato perché blocca le tecnologie di identificazione post-cookie — Engage, 23 ottobre 2026



