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5 min di lettura

Google AI Max: cosa cambia nelle campagne Search per chi vende online

AI Mode supera il miliardo di utenti e AI Max sostituisce le Dynamic Search Ads. Cosa cambia per chi vende online e 5 azioni su Google Ads.

Ragazza sdraiata sul pavimento che fa acquisti online dal laptop, circondata da vestiti

Secondo Google, AI Mode conta già un miliardo di utenti al mese nel mondo. Le ricerche che riceve sono da due a tre volte più lunghe di quelle tradizionali. Lo hanno raccontato Elisabetta Taverna e Paola Colombo di Google Italia a Intersections 2026, in un'intervista ripresa da Engage.

Nella stessa intervista c'è il numero che interessa di più a chi fa pubblicità: secondo Google, AI Max genera il 27% di conversioni in più a parità di ROAS rispetto alla ricerca tradizionale. «Per la prima volta dopo 25 anni, quest'anno la barra di ricerca Google è cambiata», ha detto Taverna.

In NextWave gestiamo campagne Google Ads per e-commerce di moda e retail. Qui spieghiamo cosa c'è dietro quel 27%, cosa cambia per chi vende online e cosa fare adesso.

Cosa dice davvero il 27%

Il dato va letto con attenzione. Nel post con cui ha presentato AI Max, nel maggio 2025, Google scrive che gli inserzionisti che lo attivano vedono in genere il 14% di conversioni o valore di conversione in più, a CPA o ROAS simili. Il 27% riguarda le campagne che usano ancora soprattutto parole chiave a corrispondenza esatta e a frase.

In altre parole: più una campagna è costruita in modo rigido, più spazio trova AI Max. Sono dati interni di Google, non una promessa. Il risultato reale dipende dal catalogo, dal sito e dalla qualità dei dati di conversione.

AI Max riunisce tre funzioni:

  • corrispondenza dei termini di ricerca: estende le parole chiave a ricerche nuove, anche senza keyword, imparando da annunci, parole chiave e pagine del sito;

  • personalizzazione del testo: genera titoli e descrizioni a partire dalla pagina di destinazione, dagli annunci e dalle parole chiave;

  • espansione dell'URL finale: manda l'utente alla pagina del sito più pertinente per quella ricerca.

Google porta proprio un esempio di abbigliamento. Chi cerca «abiti midi colorati per primavera ed estate» non vedrebbe l'annuncio di una campagna con la sola parola chiave esatta «abito midi rosso». Con AI Max sì, e il testo si adatta alla ricerca.

Cosa cambia per chi vende online

Il primo cambiamento riguarda il modo di cercare. Secondo Google le persone non cercano più solo categorie generiche: fanno domande in linguaggio naturale e usano immagini e video. Nei conti del terzo trimestre, Alphabet ha indicato che in AI Mode una ricerca su cinque usa voce, immagini o documenti, come ha riportato Engage.

Il secondo riguarda le campagne che molti negozi online hanno già attive. Ad aprile Google ha annunciato che AI Max è uscito dalla fase beta. Nel post sull'aggiornamento ha fissato un calendario:

  • da settembre 2026 le campagne con asset creati automaticamente o con la corrispondenza generica a livello di campagna vengono aggiornate ad AI Max in automatico;

  • per gli annunci dinamici della rete di ricerca (DSA) la dismissione e l'aggiornamento automatico partono da febbraio 2027.

Molti account, quindi, usano già AI Max senza che nessuno l'abbia scelto. Google precisa che le impostazioni replicano quelle precedenti, ma alcune funzioni risultano attive di default: per chi usava gli asset automatici, corrispondenza dei termini e personalizzazione del testo.

Il terzo riguarda il percorso d'acquisto. Secondo Google, chi usa le nuove interfacce di ricerca interagisce in media con tre volte più touchpoint. Su YouTube, in sette casi su dieci chi parte da uno Short approfondisce poi con contenuti più lunghi. La ricerca e il video diventano un unico percorso.

5 azioni per il tuo account Google Ads

1. Verifica cosa è già attivo

Apri le campagne Search e controlla quali sono passate ad AI Max e con quali funzioni. Guarda il report dei termini di ricerca: quante ricerche nuove arrivano, su quali prodotti, con quale costo per ordine. È il primo passo di ogni nostra Discovery su un account Google Ads.

2. Prepara il sito, perché AI Max lo legge

Titoli, testi e pagine di destinazione vengono generati partendo dal sito. Una scheda prodotto vaga produce annunci vaghi. Su Shopify lavoriamo su titoli chiari, descrizioni con materiali, vestibilità e occasioni d'uso, collezioni con testi propri. È lo stesso lavoro che serve per la SEO e per farsi citare dagli assistenti AI (GEO).

3. Imposta i controlli prima che servano

AI Max ha controlli dedicati: marchi da associare o da evitare, località di interesse a livello di gruppo di annunci, linee guida per i testi, esclusione di URL. Escludi le pagine che non devono ricevere traffico a pagamento, come resi, blog o prodotti esauriti. Decidi le parole e le promesse che il brand non usa: l'AI scrive, ma le regole le dai tu.

4. Misura sul margine, non sul ROAS della piattaforma

Più ricerche nuove significano anche più ricerche da valutare. Passa a un'offerta sul valore di conversione, attiva le conversioni avanzate e confronta i dati di Google Ads con gli ordini reali di Shopify e con GA4. Google consiglia gli esperimenti con un clic: usali per confrontare una campagna con AI Max e una senza, sullo stesso periodo.

5. Collega ricerca, video e clienti di ritorno

Se ricerca e YouTube diventano un unico percorso, servono contenuti video brevi sui prodotti principali. E chi arriva da una ricerca nuova va trattenuto: email, SMS e WhatsApp con Shopify Messaging e Shopify Flow, o con Klaviyo per chi lo usa, trasformano il primo ordine in un rapporto.

Il nostro punto di vista

AI Max non è una funzione da accendere o spegnere. È il nuovo modo in cui Google legge le campagne Search, e per molti account è già attivo. Chi ha un catalogo chiaro, dati di conversione affidabili e regole precise ne trae vantaggio. Chi non li ha rischia di pagare clic su ricerche lontane dai propri prodotti.

In NextWave lavoriamo su tutte e tre le parti: Google Ads, sito Shopify e misurazione in GA4. Se vuoi capire cosa sta facendo AI Max nel tuo account, scrivici: partiamo da un'analisi delle campagne e dei termini di ricerca.

Fonti

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