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AI nel retail: dai progetti pilota ai risultati misurabili

Il 48,5% delle aziende ricava valore dall'AI, le altre no. Cosa separa i due gruppi e 5 azioni concrete per un e-commerce di moda: dati, GEO, misura.

Camicie e giacche in tonalità neutre appese a un appendiabiti in un negozio di abbigliamento

Il 48,5% delle aziende oggi ricava benefici dall'intelligenza artificiale su scala aziendale. Nel 2024 erano il 26%. Lo dice l'Applied AI Index 2026 di BCG, costruito su 1.330 aziende di settori e Paesi diversi e ripreso da Mark Up.

Il dato interessante, però, è l'altra metà. Nel retail solo il 9% delle aziende è nella fascia più avanzata. Il 39% sta estendendo l'AI nei processi. Il 52% ha un'adozione ancora poco sviluppata.

E la distanza tra i due gruppi è enorme. Nel 2025 le aziende più mature hanno ottenuto benefici pari al 6,9% del fatturato, tra ricavi aggiuntivi e risparmi. Quelle meno mature si fermano all'1,2%.

In NextWave lo vediamo ogni settimana: l'AI non manca a nessuno. Manca il metodo per trasformarla in risultati.

Cosa separa chi guadagna dall'AI da chi la prova e basta

Secondo BCG, il 79% delle aziende più avanzate misura gli effetti dell'AI su ricavi, costi o tempi di lavoro. E il 69% vede i primi risultati misurabili entro un anno.

Non è un dettaglio. Chi misura sa cosa funziona e lo estende. Chi non misura accumula progetti pilota, abbonamenti e prompt sparsi tra i reparti.

C'è anche un tema di governo. La spesa per l'AI è salita al 3,3% dei ricavi, contro l'1,7% di fine 2025. Oltre l'80% di questa spesa è finanziato da funzioni diverse dall'IT. Marketing, customer care e operations comprano strumenti per conto proprio. Il risultato, spesso, è una somma di tool che non si parlano.

Infine i controlli. Gli agenti AI, cioè sistemi che eseguono azioni e non solo rispondono, peseranno sempre di più: BCG stima che la loro quota sui benefici passerà dal 22% del 2026 al 39% nel 2030. Ma solo il 5% delle aziende ha adottato in tutta l'organizzazione tutti i controlli necessari.

Perché riguarda anche chi vende moda online

Si potrebbe pensare che sia un tema da grandi gruppi. Non è così, perché l'AI sta cambiando prima di tutto il modo in cui i clienti cercano e scelgono.

Un secondo approfondimento di Mark Up mette in fila alcuni numeri. In Italia 13,7 milioni di persone usano strumenti di AI ogni mese, il 76% in più dell'anno precedente (dati Comscore). Tra i 18 e i 24 anni la penetrazione arriva al 52%.

Secondo una ricerca Adyen, il 34% degli italiani ha già usato un assistente AI durante lo shopping. Il 43% sarebbe disposto a delegare l'intero acquisto, dopo aver fissato criteri e limiti. Mark Up riporta anche una crescita del 799% in un anno degli accessi da ChatGPT verso i principali retailer digitali italiani, con utenti che restano più a lungo e abbandonano meno.

Intanto la competizione per comparire nelle risposte è già partita. Come racconta The Business of Fashion, i grandi gruppi come L'Oréal ed Estée Lauder dominano le raccomandazioni dei chatbot. Ma brand indipendenti come Divi e Omnilux stanno aumentando il traffico da AI puntando su domande di nicchia e rifacendo i dati di backend.

Tradotto: la visibilità non dipende più solo dal ranking su Google. Dipende anche dall'essere scelti da un assistente che risponde al posto del cliente.

Cinque azioni concrete per un e-commerce

Ecco come lavoriamo con i brand che seguiamo, seguendo il nostro metodo: Discovery, Design, Build, Launch.


  1. Parti da un obiettivo misurabile. Nella fase di Discovery scegliamo una o due metriche da muovere: tasso di conversione, tempo speso dal customer care, resi, valore medio dell'ordine. Fissiamo la situazione di partenza in GA4 prima di attivare qualsiasi strumento. È ciò che fa il 79% delle aziende più avanzate: misurare.



  2. Metti in ordine il catalogo Shopify. L'AI lavora bene solo su dati buoni. Schede prodotto complete, attributi coerenti (taglia, materiale, vestibilità, occasione), disponibilità aggiornate. Mark Up cita il caso Alce Nero: con un motore di ricerca interno basato sull'AI, le ricerche senza risultato sono scese dal 21% al 14,7% in cinque mesi. Lo stesso vale per gli assistenti esterni: un catalogo incompleto non viene raccomandato.



  3. Lavora sulla GEO, non solo sulla SEO. La Generative Engine Optimization serve a farsi citare dai motori generativi. Come i brand indie descritti da BoF, conviene presidiare le domande di nicchia: "abito da cerimonia per matrimonio in spiaggia", "body che non si vede sotto la camicia". Servono contenuti che rispondano in modo chiaro, dati strutturati corretti e pagine collezione con testi utili.



  4. Isola il traffico che arriva dall'AI. In GA4 creiamo un raggruppamento di canali dedicato alle sorgenti come ChatGPT, Perplexity e Gemini. Così si vede quanto pesa, come converte e su quali pagine atterra. Senza questo passaggio, il canale resta invisibile dentro il traffico di referral.



  5. Automatizza con regole chiare e proteggi la relazione. Le automazioni con Shopify Flow e Shopify Messaging, o con Klaviyo per chi lo usa, sono il primo passo verso processi più intelligenti. Ma ogni flusso va disegnato con obiettivo, permessi, supervisione e possibilità di stop. E serve rafforzare email, SMS, WhatsApp e programmi fedeltà: secondo Adyen, il 37% dei retailer teme di perdere la relazione diretta con il cliente se a comprare sono gli agenti.


Il nostro laboratorio

Su Follie by Alice, lo shop che usiamo come laboratorio, applichiamo lo stesso ordine di lavoro: prima la misura, poi i dati di catalogo, poi i contenuti e le automazioni. Testiamo lì le scelte prima di proporle ai clienti. È il modo più onesto che conosciamo per distinguere un'idea promettente da una che funziona davvero.

In sintesi

L'AI non è più una novità da provare. È una leva che, secondo BCG, vale il 6,9% del fatturato per chi la usa bene e l'1,2% per chi la usa male. La differenza non sta nello strumento scelto. Sta nella misura, nella qualità dei dati e nelle regole.

Per un e-commerce di moda significa tre cose: farsi trovare dagli assistenti AI, sapere quanto vale quel traffico, automatizzare senza perdere il contatto con le clienti.

Vuoi capire a che punto è il tuo shop? In NextWave partiamo da una Discovery sui tuoi dati e ti diciamo dove l'AI può portare risultati misurabili. Prenota una call con il nostro team.

Fonti

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